O disse A TE.

Di: Chiara Lombardo e Giulia Bavelloni
Con: Fabrizio Stasia
Musiche: PLUS (MinusAndPlus)
Video: MYBOSSWAS
Luci: Erez Schwarzbaum
Comunicazione: Mirko Corli e Anna Grendele
Grafica: Sara Steardo

L’Associazione Culturale Municipale Teatro, nell’ambito del bando “Scene allo sBando” promosso da Compagnia di San Paolo, è al lavoro su “O disse A TE.”, uno spettacolo che da ottobre 2014 ha visto le due autrici, Giulia Bavelloni e Chiara Lombardo, immergersi dentro ad una ricerca teatrale condivisa con gli abitanti del quartiere di San Salvario a Torino, altri perfomer e alcune realtà più istituzionali della città, come la Circoscrizione 8 e la Casa del Quartiere (ex Bagni Municipali), importanti partner del progetto.

Lo spettacolo, che debutterà il 18 settembre al CineTeatro Baretti e sarà ad ingresso gratuito, è frutto di un’ampia indagine svolta attraverso interviste e questionari in cui sono stati coinvolti molti cittadini, chiamati a rispondere sulla loro affinità con l’eroe Ulisse, sul loro rapporto con la resilienza (tema centrale dello spettacolo) e sul viaggio che sentono di dover ancora affrontare.

Ogni ricerca porta sempre qualche risultato imprevedibile e così è stato anche per “O disse A TE.”, che all’inizio della progettazione era pensato come un monologo in cui un moderno Ulisse avrebbe parlato di sè. Col tempo, però, Giulia Bavelloni e Chiara Lombardo si sono accorte che la maggior parte delle persone coinvolte mostrava un approccio alla vita differente da quello del famoso eroe e si avvicinava molto di più al figlio Telemaco, rimasto a casa a fare i conti con l’eredità di un padre che manca da tempo e con un cane, Argo, diventato un compagno talmente importante da scatenare pensieri profondi e far muovere la narrazione. Il risultato, nel nuovo testo prodotto, è un figlio che si trova ad affrontare problemi di vita concreta attuando una riflessione importante su come liberarsi (e allo stesso tempo adattarsi) da paure, insicurezze e da un’infanzia e adolescenza vissuta all’ombra di un genitore che ha aperto una strada ma non ha saputo, poi, indicare la via giusta per percorrerla.

Dopo mesi di approcci di scrittura cambiati ed adattati in base a ciò che le persone hanno espresso, l’attore Fabrizio Stasia e le due autrici sono, in questo periodo, in sala prove per affinare la regia e far nascere uno spettacolo che vedrà in scena anche Giorgio Ferrero e Rodolfo Mongitore, compositori e autori di installazioni sonore e visive, confondatori dello studio multidisciplinare MYBOSSWAS. I contributi musicali e video saranno una parte importante del risultato finale; integreranno con immagini e suoni le emozioni del protagonista, le sue intenzioni, le debolezze e i momenti di forza che egli saprà raccogliere.

Un viaggio condiviso

“Un viaggio condiviso” è un’espressione che ci piace utilizzare per definire l’importante processo attraverso il quale lo spettacolo ha preso vita.

Tramite interviste e questionari online siamo andati alla ricerca di odissee contemporanee, abbiamo provato a capire cosa voglia dire, nel nostro tempo, essere resilienti.

Resilienza, (da “resalio”, che in latino indica il gesto di risalire sull’imbarcazione capovolta dalle forze del mare) è stato il concetto sul quale abbiamo posto l’attenzione nella costruzione drammaturgica. In sociologia e in psicologia si parla di resilienza come della capacità di resistrere a grandi traumi e si parla di promozione della resilienza attraverso la narrazione, l’arte e la cultura, che sono considerate “zone di sicurezza narrativa”.

La cittadinanza è stata coinvolta al fine di collezionare memoria anche del tempo presente, come gli aedi in passato, e abbiamo pensato al teatro prima come viaggio, come percorso, poi come luogo di partecipazione comune e come spazio per parlare di noi, che siamo tutti nella stessa barca. Sorprendenti e molto intime le testimonianze che ci sono state regalate. Forti e potenti nel loro essere storie comuni di vita e allo stesso tempo tracce di universalità che le rendono degne di essere raccontate e avvicinate alle avventure dei grandi eroi della letteratura del passato.

Il processo di lavoro, quindi, se da un lato ha posto l’attenzione al presente, al racconto contemporaneo e alla collezione di memorie dell’oggi con gli strumenti che l’oggi mette a disposizione (la rete, i social media, le nuove tecnologie, gli spazi aperti alla progettazione condivisa), dall’altro ha percepito la forza di una parola, di un dire, di un cantare che risale alla notte dei tempi. In scena vedremo un monologo, un solo attore, un solo personaggio che porta in sé tutto ciò che è emerso dalla relazione con chi ha appassionatamente messo a disposizione la propria esperienza di vita.

Nel territorio

Parte del nostro lavoro sul territorio è stato quello di prenderne fisicamente possesso per tre azioni di coinvolgimento della cittadinanza in tre punti chiave del quartiere di San Salvario. Due incursioni notturne in cui l’Aiuola Donatello di via Morgari prima e Largo Saluzzo poi, sono stati riempiti di barchette di carta (il simbolo che abbiamo scelto per rappresentarci in questo navigare) per una giornata intera. Una, invece, diurna, sulla terrazza che si affaccia sul Po in Corso Moncalieri 18, dove Municipale Teatro ha la sua sede.

Per dare un buongiorno diverso agli abitanti del quartiere e per essere presenti con un’operazione di cura dello spazio circostante.


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Potete saperne di più visitando la pagina Facebook dedicata al progetto o il Tumblr nel quale sono state pubblicate alcune storie di resilienza